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Torna in commissione l'atto di De Luca sull'edilizia sociale

Torna in commissione l'atto di De Luca sull'edilizia sociale

'Revisione dei requisiti previsti dalla legge 23/2003'

PERUGIA, 28 novembre 2023, 18:29

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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L'Aula di Palazzo Cesaroni, dopo un partecipato dibattito, su proposta di Marco Squarta (Fdi), accettata dal promotore della mozione, Thomas De Luca (M5S), ha deciso di rimandare alla commissione consiliare competente, con la condivisione unanime dell'Aula, la proposta di "Revisione dei requisiti previsti dalla legge regionale 23/2003 per l'assegnazione di alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica".
    In sostanza - spiega una nota della Regione - il capogruppo pentastellato chiedeva alla Giunta regionale di approvare un disegno di legge da inviare con procedura d'urgenza all'Assemblea legislativa per una modifica della legge volta ad abrogare la parte che impone a tutti i componenti del nucleo familiare di possedere i requisiti per poter partecipare ai bandi per le assegnazioni di alloggi di Ers pubblica o altro tipo di contributi. Ma anche ad abrogare integralmente, per quanto riguarda i requisiti soggettivi per l'accesso ai contributi e all'assegnazione degli alloggi di Ers pubblica, quanto ora previsto e cioè l'esclusione da tali requisiti il non avere riportato condanne penali passate in giudicato a condizione che la pena sia stata scontata o altrimenti estinta.
    Nell'illustrazione dell'atto, De Luca, oltre ad aver portato testimonianze dirette di cittadini esclusi dall'assegnazione degli alloggi, ha ricordato che "tra le finalità della legge regionale 23/2003 la Regione promuove politiche abitative tese ad assicurare il diritto all'abitazione ed il soddisfacimento del fabbisogno abitativo primario delle famiglie e persone meno abbienti e di particolari categorie sociali. La Costituzione italiana sancisce che 'le pene devono tendere alla rieducazione del condannato'. La riabilitazione comporta costi importanti che difficilmente possono essere affrontati da persone in stato di indigenza anche per reati commessi a distanza di decenni".
    "Una persona che ha sbagliato nella sua vita - ha detto De Luca - ed ha pagato il proprio conto con la giustizia ha diritto ad un pieno reinserimento sociale e a maggior ragione se si tratta di persone in stato di indigenza sarebbe indispensabile ai fini del reinserimento stesso che non siano precluse le previste misure di sostegno rivolte alle fasce più deboli e alle famiglie che versano in condizioni di maggior bisogno e di grave disagio sociale. Vietare gli alloggi a chi ha scontato la pena, anche per reati di minore entità e commessi in tempi lontani, potrebbe rappresentare un elemento lesivo dei diritti costituzionali. Inoltre, visto che le responsabilità penali sono personali non dovrebbero ricadere sui famigliari soprattutto su minori presenti nel nucleo. L'introduzione dell'obbligo di avere una fedina penale pulita anche per tutti i componenti di un nucleo familiare comprime di fatto un diritto sancito dalla legge regionale punendo tutti quei cittadini che non hanno mai commesso reati ma hanno l'unica colpa di avere relazioni parentali con soggetti precedentemente condannati. Tutto questo appare irragionevole soprattutto se a pagare sono minori".
   
   

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