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Riondino, l'Ilva anni '90 e gli operai scomodi

Riondino, l'Ilva anni '90 e gli operai scomodi

Arriva in sala giovedì Palazzina Laf, ispirato a una storia vera

ROMA, 26 novembre 2023, 12:43

Redazione ANSA

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Con Palazzina Laf, di e con Michele Riondino che così debutta nella regia, si ride e si piange. Si ride perché quello che accade in questo film, ambientato all'Ilva di Taranto, è divertente anche per la naturale simpatia dei protagonisti, si piange invece quando ci si rende conto che quello che racconta sono fatti realmente accaduti che riguardano la Palazzina Laf, acronimo di Laminatoio a freddo.
    Ovvero un reparto dell'acciaieria dove venivano confinati e mobbizzati gli impiegati che si opponevano al declassamento.
    Impossibilitata a licenziarli, grazie all'art. 18, l'azienda li condannava a far nulla. "L'idea nasce dai racconti contrastanti su quello che successe all'Ilva negli anni Novanta, dove lavoravano anche mio padre e i miei zii, e dove c'era appunto chi diceva che alcuni lavativi rubavano lo stipendio. Ci ho messo tanto tempo per dire con questo film verità oggettive - spiega Riondino - che hanno portato poi alla prima sentenza sul mobbing quando questa parola neppure si conosceva". Dopo l'applaudita anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, il film arriva in sala dal 30 novembre distribuito da Bim.
    Palazzina Laf ci porta al 1997, quando la cosiddetta 'novazione' del contratto, cioè la cancellazione del ruolo svolto fino a quel momento da impiegati per approdare a una posizione minore, da operai, portò a legittime proteste. Chi protestava finiva dritto alla Palazzina Laf dove si era appunto pagati per non fare nulla. Nel novembre del 1998 poi, un processo condannò gli alti dirigenti dello stabilimento per questo comportamento, liberando finalmente le vittime di questi soprusi. Il film racconta la storia di Caterino (Michele Riondino) che sogna insieme alla fidanzata di trasferirsi in città. Quando i capi dell'azienda, nella persona del perfido dirigente interpretato da Elio Germano, decidono di fare di lui una spia, Caterino diventa l'ombra dei suoi colleghi e prende parte agli scioperi soltanto per denunciarli. Trasferito anche lui alla Palazzina Laf, non sapendo bene quale degrado vi si nasconda, scoprirà che quello che credeva essere un paradiso è in realtà un inferno.
   

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