L’uomo che insegna le lingue all’IA

È Roberto Navigli, specialista del linguaggio in forze alla Sapienza e fondatore del dizionario enciclopedico multilingue online Babelnet

Di Alessio Jacona*

«L'obiettivo è arrivare ad avere macchine capaci di tradurre in centinaia di lingue comprendendo veramente il significato delle parole e delle frasi». Mentre parla, Roberto Navigli è raggiante, e non gli si può dare torto: specialista del linguaggio in forze all’Università di Roma La Sapienza, il professore ha da poco partecipato come ospite d’onore alla cerimonia con cui lo European Research Council assegnava il decimillesimo grant di ricerca dal 2007, dove ha parlato come titolare di uno dei 15 progetti con cui l'ERC “ha cambiato la scienza” in 15 anni di attività.

Un italiano chiamato insieme ad altri due colleghi europei a rappresentare il meglio della ricerca finanziata da un ente la cui missione è “incoraggiare la ricerca di altissima qualità in Europa attraverso un finanziamento competitivo”, nonché “sostenere la ricerca di frontiera guidata dai ricercatori in tutti i campi, sulla base dell'eccellenza scientifica”. Una gran bella soddisfazione.

Anche perché, in dieci anni, Navigli di finanziamenti dell’ERC (i cosiddetti grant) se n’è aggiudicati addirittura due: il primo nel 2011 per il progetto BabelNet, un dizionario enciclopedico multilingue online che contiene più di 20 milioni di voci in 500 lingue, che nasce per insegnare alle macchine a rappresentare il linguaggio come una relazione tra concetti, e che oggi è usato anche dagli essere umani in oltre mille università nel mondo per interpretare e tradurre testi e disambiguare parole.

Il secondo grant arriva invece nel 2016, per un totale di quasi tre milioni di euro finanziati, consentendo a Roberto Navigli di ampliare la sua ricerca e anche di rispondere al crescente interesse da parte di industria e istituzioni creando lo spin off universitario Babelscape: «Se nella prima fase del nostro lavoro avevamo lavorato sulla comprensione da parte delle macchine di una singola parola in un contesto, dando loro le risorse necessarie per disambiguare le singole parole - spiega il professore - ora la sfida è rendere gli algoritmi in grado di comprendere il significato di un'intera frase».

Per riuscire nell’impresa, Roberto Navigli e il suo team lavorano per «produrre la rappresentazione della semantica di una frase indipendentemente dalla lingua», che è come trovare il minimo comune denominatore tra tutte le lingue: una struttura comune che, una volta definita, renderebbe le parole intercambiabili in qualsiasi idioma per una traduzione automatizzata multilingue molto più efficace, precisa e puntuale.

Non solo: un’intelligenza artificiale che comprende il significato delle parole e delle frasi, perché le associa a concetti che le permettono di comprendere il contesto in cui esse vengono espresse, è anche potenzialmente un’IA in grado di ascoltarci e di parlare con noi, di spiegare i propri “ragionamenti” e scelte. Insomma, l’evoluzione di BabelNet potrebbe contribuire in modo significativo alla creazione di quella che chiamiamo Explainable AI, l'intelligenza artificiale “umano centrica” capace di spiegare le proprie scelte e conclusioni che tanto cara è all’Italia e all’Europa .

Infine vale la pena sottolineare anche che la spin off Babelscape è già una realtà imprenditoriale impegnata in prima fila nel trasferimento tecnologico dall’università alle imprese: lo conferma ad esempio la collaborazione con l’EUIPO, Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale, che ha adottato la tecnologia sviluppata da Roberto Navigli e dal suo staff (a oggi circa 25 persone) dopo aver assistito a uno speech del professore, e che oggi la utilizza per interpretare e gestire la registrazione dei marchi in 23 lingue. L’ennesima prova - qualora ce ne fosse ancora il bisogno - che la ricerca pura e di frontiera genera valore tangibile e spendibile sul mercato.

*Giornalista, esperto di innovazione e curatore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale ANSA.it

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