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A Milano la digital art indaga la sindrome di Dorian Gray

A Milano la digital art indaga la sindrome di Dorian Gray

Al Meet una mostra collettiva apre il 'Longevity Summit'

MILANO, 15 marzo 2024, 00:50

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

È un attimo passare dal vedersi eternamente giovani grazie allo smartphone al volerlo essere nella quotidianità: è lo spunto lanciato dalla mostra collettiva Forever Young: The Dorian Gray Syndrome, allestita al Meet di Milano, dove dodici artisti della digital art indagano sul tema dell'eterna giovinezza, in un viaggio nella ricerca incessante della rappresentazione ideale di sé.
    L'esposizione, a cura di Maria Grazia Mattei, fondatrice e presidente di Meet, e di Clement Thibault, direttore delle Arti visive e digitali al polo di innovazione culturale Le Cube Garges a Garges-lès-Gonesse, inaugura il palinsesto del Milan Longevity Summit - Riscrivere il Tempo - Scienza e Miti nella corsa alla Longevità, che fino al 27 marzo ospiterà 60 studiosi del processo di invecchiamento. In parallelo, al Meet, è l'arte digitale ad analizzare il modo in cui la società implementa soluzioni tecnologiche innovative per creare rappresentazioni di sé virtuali e in continua evoluzione.
    "Oggi si assiste sempre più a una corsa alla 'beautification, cioè all'utilizzo di tecnologie e filtri per cercare di abbellirsi e rappresentarsi attraverso il digitale nella versione che si considera migliore di sé, arrivando anche a nascondersi, a ritoccarsi e a trasformarsi - sottolinea Maria Grazia Mattei -. Il mondo digitale è una sorta di specchio ingannevole che riflette un'immagine eterna di noi stessi, sempre giovani e vitali. Tutto ciò denuncia la continua tendenza a vincere la paura del tempo che passa e della vecchiaia, fino ad arrivare a toccare il tema dell'immortalità".
    Le opere in mostra - per la maggior parte interattive - toccano appunto il tema della beautification, ossia del rappresentarsi attraverso il digitale nella versione migliore di sé, dell'immortalità e dell'esistenza oltre se stessi. Si parte dal lavoro di Inès Alpha, dove il visitatore - grazie all'Augmented Reality Filter (Arf) - si può specchiare nelle sculture di Esmay Wagemans e vedere il proprio ritratto trasformato dal filtro, che diventa parte dell'opera, mentre con l'installazione interattiva di Chris Salter l'immagine frontale di ogni visitatore viene catturata da una telecamera e, grazie all'apprendimento automatico, trasformata in pochi secondi in una figura 3d, proiettata in tempo reale sulle pareti.
   

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