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Deforestazione: la normativa UE ne cambierà il passo

Il maggiore uso di terreni agricoli per produrre specifiche commodity e la conseguente deforestazione hanno trasformato alcune aree del mondo da pozzi di assorbimento dei gas a effetto serra in emittenti netti di CO2. Nel suo ultimo report pubblicato il 4 aprile, l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha ricordato che fermare la degradazione dei terreni e la deforestazione è essenziale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, una priorità chiave nella lotta al cambiamento climatico.

 

Per questi motivi, come sottolinea Irene Lauro, Economist di Schroders, l'UE sembra pronta a chiedere alle aziende la prova che i prodotti agricoli importati non contribuiscano alle emissioni di CO2 e al cambiamento climatico attraverso la deforestazione.

 

Questa nuova normativa segna un cambio di passo nella risposta dell'Europa alla pressante sfida globale della deforestazione e aiuterà i Paesi europei a ridurre le loro emissioni di carbonio. Si consideri infatti che i consumi europei restano uno dei principali driver delle emissioni globali 'importate' legate alla deforestazione, che riguardano gli scambi commerciali di commodity agricole. L'UE importa infatti una quota significativa di emissioni legate alla deforestazione, pari a circa 100 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, l'equivalente delle emissioni totali prodotte da un paese come la Grecia.

 

Nel tempo sono stati fatti diversi tentativi per affrontare questo problema. Ad esempio, nel 2015 l'UE e altri Paesi membri dell'ONU si sono impegnati a fermare la deforestazione entro il 2020, una promessa inclusa negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Ma non è bastato.

La nuova proposta normativa dell'UE deriva dall'impegno preso alla COP26 di Glasgow dello scorso novembre, in cui 100 leader di singoli Paesi si sono riuniti insieme a diverse aziende, tra cui Schroders, e si sono impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2030. Nello specifico riguarderà la deforestazione legale e illegale e imporrà alcune regole obbligatorie di due diligence agli importatori, con requisiti stringenti sulla tracciabilità di sei commodity, che rappresentano le principali responsabili della degradazione del terreno, ovvero bestiame, cacao, caffè, olio di palma, soia e legname.

 

Più in generale, con il controllo normativo destinato a intensificarsi, si comincerà a vedere un aumento dei divieti, con il relativo impatto sui ricavi, e anche dei rischi di reputazione delle aziende. Le realtà esposte alla deforestazione e al declino della biodiversità dovranno affrontare costi operativi più elevati e avranno un impatto negativo sulla qualità del loro credito, causando un aumento dei costi per i finanziamenti.

“Il divieto dell'UE dovrebbe essere visto come un passo avanti nella gestione delle emissioni basate sui consumi, ma finché non vedremo divieti simili attuati da altri grandi Paesi, il rischio di deviare semplicemente le emissioni verso altri mercati rimarrà elevato. È possibile, tuttavia, che la deforestazione venga rimossa dalle catene di approvvigionamento dell'UE, dirottando semplicemente le materie prime e il rischio associato al loro commercio, verso altri mercati, come per esempio la Cina o gli Stati Uniti” sottolinea Lauro.

Questo porta in evidenzia la necessità di una cooperazione e coordinazione globale nella lotta contro il cambiamento climatico.

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