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Teresa Iervolino, il canto mi ha salvata da ogni ostacolo

Dopo debutto a S. Cecilia il mezzosoprano sarà a marzo a Firenze

A 15 anni avrebbe preferito dedicarsi alla musica pop. A folgorarla è stata una Boheme interpretata da due stelle della lirica. '"Un giorno misi un dvd di quell' opera con Luciano Pavarotti e Renata Scotto. Alla fine ero in lacrime. Ho chiuso il computer e mi sono detta: 'Nella vita voglio fare questo, dare agli altri le stesse emozioni che ho provato io con questi artisti' ". E' cominciata così l' avventura nel canto di Teresa Iervolino, giovane mezzosoprano in rapida ascesa nel panorama italiano e internazionale, considerata voce di riferimento del repertorio rossiniano e molto applaudita nei giorni scorsi a Roma nel debutto a Santa Cecilia proprio con un capolavoro del compositore pesarese, la Messa di Gloria diretta da Antonio Pappano con Eleonora Buratto, Lawrence Brownlee, Michael Spyres e Carlo Lepore. "Esibirmi all' Accademia Nazionale è stata una boccata d' aria meravigliosa - dice all' ANSA-. Noi cantanti stiamo attraversando un periodo psicologicamente devastante per via del Covid. Avere una orchestra come quella, Pappano sul podio e colleghi di quel valore è stato come viaggiare in Ferrari. Il canto è lo specchio di ciò che un artista vive in quell' istante. Se siamo liberi di esprimere le nostre emozioni riusciamo a dare il meglio e questo arriva". Il ritorno agli spettacoli con il pubblico ha chiuso un periodo molto difficile. "Non è stato facile per nessuno - osserva - ma mi sento fortunata ad avere un calendario di lavori che non ha subìto interruzioni in questa ripresa, cosa purtroppo non uguale per tutti. All' inizio è stato durissima, passare da una vita di emozioni e di viaggi in giro per il mondo e trovarsi chiusi in casa, sentirsi muti, non poter cantare. Mi sono rimboccata le maniche, ho lavorato su me stessa, come persona e come artista e ho riflettuto sul privilegio che abbiamo di fare un lavoro che amiamo". Che cosa le hanno dato la musica e il canto? "Pur essendo estroversa, spesso il canto e la musica mi hanno salvato da qualsiasi caduta, da ogni inciampo , dalle offese che nella vita possiamo subire. Ogni volta che ho incontrato ostacoli la musica mi ha aiutato a rialzarmi, a saltarli e quando non ci sono riuscita ha curato le mie ferite. L' arte e la cultura ci aiutano a sopravvivere". Teresa Iervolino, irpina della provincia di Avellino ma nata a Bracciano (Roma) perché il papà si era trasferito per lavoro, ha cominciato a studiare pianoforte a otto anni. Il colpo di fulmine con la lirica l' ha fatta appassionare a Puccini, poi all' autore del Barviere di Siviglia - ''il mio amato Rossini'' - e a entrare a 18 anni al Conservatorio, dove ha studiato anche pianoforte e composizione. Nel 2012 ha debuttato al Filarmonico di Verona nel 2012 con Pulcinella di Stravinskij. Da allora la sua carriera è decollata con esibizioni in Italia e all' estero. In questi giorni è a Firenze per L' Amico Fritz di Mascagni che andrà in scena a marzo. '' E' la mia terza volta al Maggio Musicale - spiega -. Per me, ormai, è come una casa. A luglio debutterò al Liceu di Barcellona con Norma di Bellini. Poi sarò a Monaco di Baviera con Lucrezia Borgia e ad Amsterdam con Giulio Cesare di Handel''. ''Sono fiera di essere considerata una specialista di Rossini - sottolinea -. La mia voce è particolarmente adatta al repertorio rossiniano ma mi dedico anche ad altro, dal barocco a Donizetti, Haendel, Vivaldi e vorrei aprirmi ad altri ruoli. Nel cuore ho tre titoli rossiniani: Cenerentola, Semiramide e Tancredi. Le farei tutti i giorni ma di Tancredi mi affascinano i valori che comunica, la fedeltà, l' amore per la patria fino al sacrificio della vita, per la persona amata. L' arte è il mezzo più potente per continuare a tenere vivi questi valori, che spesso oggi trascuriamo e dimentichiamo''. La questione del riconoscimento del valore delle donne nel lavoro e il dibattito innescato dalla bufera 'me too' sono per la giovane cantante due facce della stessa medaglia. ''Non ho avuto problemi di questo tipo nella mia carriera - spiega -. Sono convinta che è una problematica strutturale nella società. Il diritto di voto alle donne e l' emancipazione femminile sono conquiste tutto sommato recenti. Noi dobbiamo continuare su quella strada. Le donne non devono fare altro che essere se stesse, dimostrare quanto valgono, punto e basta. Lo stiamo già facendo, l' importante è non aver paura di dire le cose. Oggi, per esempio, le vittime di una violenza hanno paura di esporsi, di non avere aiuto e di restare sole in quella battaglia. Devono, invece, riuscire a far sentire la propria voce''.

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