Al Santa Lucia di Roma, il primo robot per la neuroriabilitazione ospedaliera

Si chiama Robee e, grazie alla collaborazione tra l’ospedale e l’italiana Oversonic, aiuterà medici e pazienti mentre la sua intelligenza artificiale migliora e si evolve

Redazione ANSA Roma

Di Alessio Jacona*

Sviluppare e far evolvere robot umanoidi da impiegare nella neuroriabilitazione, perché capaci di interpretare l’ambiente, le emozioni e le reazioni degli essere umani. E con questo scopo che nasce la collaborazione tra l’ospedale Fondazione Santa Lucia, primo IRCCS italiano per la ricerca in neuroscienze, e Oversonic, azienda italiana con sede in Brianza e in Trentino e specializzata, appunto, nella progettazione e realizzazione di robot umanoidi cognitivi da utilizzare nell’industria e nella sanità.Sul piatto, un progetto articolato che punta a sviluppare una nuova generazione di “robot sociali” a partire dal robot umanoide RoBee di Oversonic, che ora si appresta a diventare un supporto attivo alla neuroriabilitazione ospedaliera, alla comunicazione ed alla valutazione cognitiva in ambienti di cura. La collaborazione coinvolge un team di 24 persone: 12 esperti della Fondazione Santa Lucia tra specialisti della neuroriabilitazione, medici e ricercatori, e 12 ingegneri di Oversonic, che insieme lavoreranno con l’obiettivo è arrivare a far integrare perfettamente RoBee nell’operatività ospedaliera.«I “robot sociali” sono destinati a divenire parte integrante della nostra vita – afferma Fabio Puglia, presidente di Oversonic – A differenza dei robot di servizio autonomi, capaci di svolgere un numero limitato di compiti senza la supervisione umana, questi nuovi sistemi presentano abilità avanzate di manipolazione di oggetti e processi cognitivi simil-umani». Combinando l’uso del linguaggio, dei gesti, delle espressioni facciali, RoBee è in grado di apprendere comportamenti e quindi muoversi in autonomia: «rappresenta il futuro di una tecnologia che non sostituisce l’essere umano – aggiunge Puglia - ma mira ad essere efficace supporto e sostituzione solo per le operazioni più gravose e a rischio».La sperimentazione si articolerà in diverse fasi, ciascuna con differenti obiettivi di ricerca: per quanto riguarda la neuroriabilitazione, il robot umanoide affiancherà neuropsicologi e logopedisti in sessioni di neuroriabilitazione cognitiva per persone colpite da ictus cerebrale.  Verranno in particolare sviluppati esercizi dedicati ad attenzione, memoria, linguaggio e funzioni esecutive. Queste sono, infatti, le principali funzioni cognitive che necessitano di un percorso di neuroriabilitazione ospedaliera di alta specialità a seguito di una lesione del sistema nervoso: l’utilizzo del robot sarà quindi uno dei primi esempi di robotica applicata specificamente alla componente cognitiva dei pazienti, che spesso comporta disabilità più invalidanti rispetto a quelle motorie, facilitando il ritorno ad una vita autonoma.In ambito di ricerca in neuroscienze, verranno realizzati alcuni esperimenti mirati ad analizzare le dinamiche cerebrali innescate dall’interazione tra umani e robot, i cui risultati consentiranno di ottimizzare i sistemi di Intelligenza Artificiale installati su RoBee nel suo utilizzo in ambito neuroriabilitativo e, più in generale in contesti relazionali. Infine, verranno testate le funzionalità di RoBee in reparto, per attività di supporto agli operatori sanitari a favore dei pazienti (rilevazione parametri vitali, interazione verbale e segnalazione di eventuali emergenze) e assistenza al paziente (gestione appuntamenti e supporto alle relazioni dei pazienti con l’esterno).«Attraverso tecniche non invasive come le neuroimmagini, la Stimolazione Magnetica Transcranica e l’analisi dei segnali bioelettrici cerebrali tramite EEG - Commenta il prof. Carlo Caltagirone, neurologo e Direttore Scientifico del Santa Lucia IRCCS - intendiamo comprendere le reazioni cerebrali che provoca l’interazione con un robot umanoide». La realizzazione del progetto in un ospedale con veri pazienti consentirà poi di valutare contemporaneamente due aspetti:  da un alto, gli effetti dell’interazione con pazienti affetti da compromissioni cognitive, e dall’altro «la capacità della robotica di diventare un supporto concreto per alcune figure professionali, in particolare dei logopedisti e neuropsicologi che si occupano di neuroriabilitazione cognitiva», conclude Caltagirone.

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*Giornalista, esperto di innovazione e curatore dell’Osservatorio Intelligenza Artificiale ANSA.it

 

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