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Agli Uffizi torna a splendere il Sileno con Bacco fanciullo

Agli Uffizi torna a splendere il Sileno con Bacco fanciullo

Intervento per offuscamento del bronzo e micro lesioni su base

FIRENZE, 26 febbraio 2024, 18:32

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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È tornata alla sua originaria bellezza la 'pelle' bronzea del Sileno con Bacco fanciullo, realizzato dall'artista cinquecentesco Jacopo Del Duca ed esposto al primo piano della Galleria degli Uffizi a Firenze.
    L'opera, spiega una nota del complesso museale, è stata sottoposta a un intervento di restauro durato oltre sei mesi.
    Si tratta, precisa il museo, del primo intervento di recupero effettuato sull'opera in epoca moderna, reso necessario a causa dell'eccessivo offuscamento del bronzo (legato ai numerosi ritocchi e correzioni apportate sulla superficie del Sileno nel corso dei secoli) e a una esigenza di consolidamento della base, che presentava micro lesioni in più punti.
    Il restauro, curato da Flavia Puoti (Gallerie degli Uffizi) e Veronica Collina, è iniziato nel giugno dello scorso e si è concluso pochi giorni fa. Una campagna diagnostica iniziale, effettuata anche in collaborazione con l'Opificio delle Pietre Dure, ha fornito informazioni sui problemi dell'opera, consentendo anche di distinguere pienamente i materiali costitutivi della scultura dagli elementi usati nei precedenti interventi di manutenzione. Il soggetto dell'opera, ricorda il museo, deriva da una statua di marmo, ora conservata al Louvre, copia romana di epoca imperiale di un bronzo del tardo IV secolo a.C., molto probabilmente di Lisippo. Il Sileno del Louvre (cosiddetto Sileno Borghese) fu trovato nella seconda metà del Cinquecento a Roma nel giardino di Carlo Muti. La copia in bronzo degli Uffizi, attribuita nel 1993 a Jacopo del Duca, fu commissionata da Ferdinando I de' Medici.
    Nel 1588, il Granduca posizionò la scultura, insieme al Marte Gradivo di Bartolomeo Ammannati, all'interno della galleria di Villa Medici a Roma, poi nel 1787, per volere di Pietro Leopoldo di Lorena, vennero portati a Firenze ed esposti nella Galleria degli Uffizi, dove si trovano ancora oggi. 
   

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