In corso il countdown per il lancio di Artemis il 16 novembre

Ma i tecnici Nasa devono prima riparare i danni dell’uragano Nicole

Redazione ANSA
È in corso il conto alla rovescia per il lancio della missione Artemis 1 della Nasa, fissato per mercoledì 16 novembre a partire dalle ore 07,04 italiane. Secondo le ultime previsioni aggiornate dai meteorologi dell’U.S. Space Force Space Launch Delta 45, pubblicate sul sito della Nasa, le condizioni meteo favorevoli al 90% per il nuovo tentativo di lancio della missione. 
I tecnici Nasa sono però al lavoro per confermare la fattibilità del lancio, dal momento che il passaggio dell’uragano potrebbe aver provocato qualche danno: in particolare, i forti venti hanno causato l’allentamento di una sottile striscia di materiale simile al mastice che si trova intorno alla capsula Orion.
 La striscia riempie una leggera rientranza, riducendo al minimo il riscaldamento aerodinamico durante la partenza. La sua presenza non è indispensabile, ma è possibile che alcuni pezzetti del materiale si stacchino durante il lancio, creando un potenziale pericolo dovuto ai detriti per il razzo Sls (Space Launch System) incaricato di portare in orbita la capsula. I tecnici stanno quindi esaminando la natura e la gravità di questo rischio, poiché non è possibile effettuare questa riparazione sulla piattaforma di lancio del Kennedy Space Center, dove il razzo attende in posizione: la capsula Orion si trova infatti troppo in alto, perciò, se dovesse rendersi necessario, il razzo dovrebbe essere riportato all’interno dell’edificio di assemblaggio (Vab), causando un altro slittamento per il lancio.
Se tutto procederà secondo i piani, oggi i tecnici inizieranno nuovamente a riempire i serbatoi del razzo Sls con i circa 2 milioni e 800mila litri di carburante, utilizzando una tecnica più ‘delicata’ per ridurre al minimo i bruschi sbalzi di pressione e prevenire perdite dalle guarnizioni. Se Artemis partirà mercoledì prossimo come da programma, la capsula Orion rimarrà nello spazio per circa 26 giorni effettuando test intorno alla Luna, prima di tornare sulla Terra tuffandosi nell’Oceano Pacifico.
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