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All’Europarlamento lo stress test per il Green Deal

Sarà battaglia all’ultimo voto sul ripristino della natura e le emissioni degli allevamenti

Redazione ANSA

Il dibattito e i voti sulla proposta di regolamento sul ripristino degli ecosistemi e su un particolare aspetto della nuova direttiva emissioni industriali si annunciano come uno stress test sul futuro del Green Deal, cioè potrebbero essere solo l’anticipo di uno scontro capace di paralizzare l’Eurocamera sui dossier green fino alla fine della legislatura.

Sulle norme per creare piani nazionali di recupero degli ecosistemi degradati lo scontro va avanti da mesi. Il provvedimento è diventato un catalizzatore dell’insoddisfazione verso il Green Deal, con una polarizzazione sempre più accentuata dopo che il Ppe che ha lasciato il tavolo del negoziato con gli altri gruppi politici per chiedere il ritiro della proposta. 

Mercoledì si terrà un dibattito, quindi si andrà al voto su una mozione di rigetto. Se avrà la maggioranza, la proposta legislativa sarà cassata, a meno che il Consiglio non decida di andare avanti con il suo testo nella procedura detta di “seconda lettura”. Vale a dire che il testo del Consiglio, e non quello della Commissione europea, diventerebbe quello principale da sottoporre agli emendamenti degli eurodeputati, costretti a rincorrere i ministri a colpi di maggioranza qualificata. Ipotesi remota, riferiscono fonti parlamentari. In primo luogo, per la difficoltà di trovare i numeri nell’Europarlamento anche per una maggioranza semplice. In secondo luogo, perché il testo approvato dal Consiglio è molto meno ambizioso di quello della Commissione, che potrebbe preferire ritirare la proposta (può farlo in qualsiasi momento) e ricominciare da capo.

Altro scenario poco frequentato si aprirebbe se la mozione di rigetto fosse respinta. Si dovrebbero votare in plenaria uno per uno i 140 emendamenti presentati dagli europarlamentari. Oltre i 50 emendamenti, la Presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola potrebbe decidere di rinviare tutto non bloccare i lavori di una plenaria con un'agenda molto fitta. Secondo quanto riferito dal presidente della commissione Ambiente Pascal Canfin, “la presidente Roberta Metsola ha detto molto chiaramente in Conferenza dei presidenti che non ha intenzione di utilizzare” questo meccanismo.

Lo scontro sulla revisione della direttiva emissioni industriali è più circoscritto ma non meno acceso. Il testo adottato in commissione Ambiente ha una solida maggioranza, tranne su un punto: l’inclusione degli allevamenti bovini, e di quali dimensioni, tra gli impianti assoggettati alle stesse regole degli impianti industriali.

In commissione Ambiente è passato un emendamento Renew-S&D che prevede l’inclusione nella direttiva per gli allevamenti da 300 capi o più (la Commissione europea proponeva un ristrettissimo 150). Ma, prova di quanto la situazione sia instabile e le logiche di ricerca del consenso pesino più di quelle ideologiche, gli stessi gruppi ci hanno ripensato e presenteranno un emendamento per arrivare a 375. In totale, gli emendamenti da votare sono una cinquantina, non pochi. “Sarà un voto molto complicato – dichiara il relatore della proposta Radan Kanev (Ppe, Bulgaria) – è impossibile prevedere l’esito finale, la linea del Ppe è a sostegno della posizione assunta dalla commissione Agricoltura, per l’esclusione degli allevamenti bovini”.

 

Senza imprevisti dovrebbero invece svolgersi i voti sulla progettazione eco-compatibile (relatrice l’italiana Alessandra Moretti) e quelli sugli accordi raggiunti con il Consiglio su efficienza energetica, sui carburanti a basse emissioni e rinnovabili nel trasporto marittimo, e sulle infrastrutture per i carburanti alternativi.

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