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Mainetti, Freaks Out? Storia insegna se si tramanda

Regista a Giffoni assieme alla promettente Aurora Giovinazzo

Roma ANSAcom

"Freaks Out riprende in modo contemporaneo nella forma quello che è successo nel passato e prova a immaginarsi un finale alternativo e cioè che quel treno del 16 ottobre 1943 da Tiburtina non solo non vada nel campo di concentramento di Auschwitz ma non parta proprio da Roma e cioè che neanche i rastrellamenti siano mai avvenuti". Ribatte così all'ANSA Gabriele Mainetti, ospite al festival di Giffoni, quando gli si chiede quanto è importante un film come il suo in un momento in cui il mondo è scosso da una guerra che nessuno nemmeno poteva immaginare.

"E' stato pensato e realizzato prima dell'Ucraina ma certo è d'attualità - dice il 46enne regista romano ma anche attore, sceneggiatore, produttore e compositore - perché la storia ci definisce enormemente come individui e fanno parte poi del nostro vissuto, quasi nel nostro Dna. Spesso e volentieri per ragioni assolutamente folli si cerca di mettere in discussione certe cose che sono accadute. Invece è veramente irrispettoso e tra l'altro pericolosissimo perché la storia ci insegna che certi percorsi sono ciclici e non escatologica, quindi non è che si cresce. Si impara dal passato? Beh se si tramanda sì ma se lo si dimentica...".

Ai giovani che vogliono intraprendere la sua strada consiglia: "Ho studiato sempre tanto, il percorso universitario mi è servito molto. Il film in fondo è come una tesi. Però se tu non ricerchi, non studi fino alla fine, farai tesi compilative e non di ricerca che sono quelle più importanti e se sono scritte bene te le pubblicano".

"Per me il cinema è un evento speciale - dice ancora - e ho sempre pensato e cercato questo tipo di cinema, ed è anche quello che provo a fare. Per lasciare il divano di casa e andare a guardare un film in sala devi avere una ragione speciale”. Il cinema oggi vive sicuramente un momento di difficoltà. "La pandemia - ammette - ha penalizzato il settore paralizzando l’attività delle sale. Le piattaforme on demand ne hanno immediatamente approfittato. Ma è solo una fase di passaggio. Il cinema vissuto in sala è una straordinaria esperienza immersiva unica e inarrivabile”. 

Dopo il grande successo de Lo chiamavano Jeeg Robot, la sua opera di esordio come regista, riconosce che ha pensato di non riuscire più a ripetere quel successo. "La paura di non riuscirci non me la sono scrollata da dosso per molto tempo - rivela - e mi sentivo smarrito. Quando camminavo da solo per strada parlavo coi semafori. Da questa fragilità, però, è nata la forza della consapevolezza. Mi sono messo con determinazione e convinzione al lavoro su Freaks. Sono davvero soddisfatto del risultato”. 

Sul suo futuro Mainetti dice: "Mi sento come un giocoliere al circo, vediamo cosa capiterà prima. Sono tutti progetti complicati, tutti estremi.

Non sono un grande consumatore di tv e serie ma amo molto il cinema. I miei progetti futuri più vicini sono da puro produttore. Sto facendo 3 film, due opere prime e un'opera importante che ho scritto io ma non la dirigerò".

A Giffoni è tornata anche la frizzante e promettente Aurora Giovinazzo, tra i protagonisti di Freak Out, che spiega di sentirsi tra amici (chiama anche un Giffoner a ballare un po' di salsa con lei sul palco) e senza filtri racconta: "Prima ho fatto spot, poi fiction a cinque anni fino ad arrivare a Freaks out, come dico io, una botta di c... Gabriele Mainetti mi ha guidata in ogni istante, mi ha stimolata molto e mi ha fatto vedere questo mondo in chiave diversa".

In collaborazione con:
Giffoni Film Festival

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