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Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Sostenibilità: la sfida è anche normativa

La proroga della scadenza per l’implementazione delle regole relative alla SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation) se da una parte può essere vissuta come una buona notizia per alcune società di gestione, dall’altra parte non dovrebbe indurre a rallentare gli sforzi di implementazione in corso o in programma.

 

In una recente dichiarazione, le autorità europee di supervisione (ESA) hanno spronato le società a considerare le norme RTS (tecniche di regolamentazione) nel periodo ad interim prima che le norme entrino in vigore. È possibile che i supervisori vorranno ricevere maggiori dettagli che soddisfino i requisiti delle RTS prima di autorizzare nuovi prodotti.

 

La sfida principale del nuovo framework è rappresentata dalla mancanza di chiarezza e coerenza riguardo a come le società dovrebbero classificare i propri fondi ambientali, sociali e di governance (ESG) come Articolo 8 o Articolo 9, con il risultato che le aziende stanno adottando approcci molto differenti in preparazione alla scadenza per l’implementazione di marzo.

 

A questo fattore si aggiunga la complessità derivante dal fatto che diversi organi di vigilanza nazionali, come ad esempio l’AMF francese o l’agenzia tedesca BaFin, stanno portando avanti dei propri programmi in materia di prodotti ESG. Le società quindi potrebbero trovare sempre più difficile adeguarsi ai regolamenti nazionali di nuova introduzione; ciò potrebbe generare un aumento dei costi e della frammentazione del mercato.

 

Nel tentativo di contrastare questa incertezza, e il rischio di divergenza rispetto ai regolamenti nazionali, la Commissione Europea ha annunciato che valuterà di introdurre requisiti minimi per i prodotti Articolo 8.

 

Anche il mondo della distribuzione non potrà esimersi da tali regole. Come evidenzia Invesco in un suo recente report sugli sviluppi recenti nel settore della finanza sostenibile in particolare sarà richiesto, secondo il pacchetto MiFid, ai distributori di esaminare le preferenze di sostenibilità dei clienti nell’ambito della propria valutazione di sostenibilità. Tuttavia, qualora il cliente abbia una preferenza in materia di sostenibilità, il regolamento determina l’idoneità dei prodotti non secondo la classificazione SFDR di Articolo 8 o Articolo 9, ma in base a tre criteri:

• Esposizione minima a investimenti allineati alla tassonomia

• Esposizione massima a investimenti sostenibili (come definiti dal SFDR)

• Considerazione del principale impatto avverso

 

A questo punto le società che distribuiscono i propri prodotti finanziari attraverso banche e consulenti finanziari soggetti ai nuovi regolamenti dovranno probabilmente rivedere il proprio sistema di classificazione dei prodotti ESG e le relative informative, per far sì che la propria gamma di prodotti sostenibili soddisfi tali criteri.

 

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