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Pietro Citati, lo scrittore che sfidava il genio

Morto a 92 il critico letterario, premio Strega nel 1984

Era l'immensità il termine di paragone che si poneva Pietro Citati - morto oggi a 92 anni -: in ogni forma della sua opera, da quegli articoli che facevano sempre fatica ad essere contenuti nello sfoglio di un giornale, ai suoi tanti tantissimi libri scritti sempre con l'urgenza di un desiderio, alla sua grande casa piena di oggetti preziosi come i suoi pensieri. Era un ossimoro Pietro Citati, un gelido passionale, che ha dato un'impronta del tutto personale alla critica letteraria identificandosi con l'opera e anche la personalità di un autore, e che autori! Da Omero a Tolstoj, da Katherine Mansfield a Proust, da Leopardi a Goethe, da Manzoni a Kafka, passando per Zelda e Francis Scott Fitzgerald, per non parlare degli 'amici', Carlo Emilio Gadda o Giorgio Bassani. Tutti autori che lo avevano avvolto nel segno della malinconia, perché a suo avviso, da Aristotele in poi, tutti gli uomini straordinari sono malinconici, una malattia dell'anima e del cuore a cui ha dedicato vari saggi. Anche se definire la sua scrittura 'saggistica' è senza dubbio riduttivo. "Io vorrei avere un rapporto diretto con chi legge, vorrei che il mio libro si leggesse come un romanzo o una poesia", diceva spiegando che per lui "ogni opera critica nasce da una identificazione con l'opera letteraria". E non temeva certo di misurarsi con i grandi, anzi, perché la sua opera di scrittura era insieme identificazione e sfida, intellettuale, creativa. Un corpo a corpo con il genio. "Il massimo della scrittura si ha dopo aver rotto le distanze, quando si ha l'impressione di essere tutt'uno con lo scrittore che si legge". Ed era un lavoro che gli costava anni ed anni di studi, di riflessioni e di ricerche. Come ad esempio nel caso della 'Recherche', un libro che non amava particolarmente e a cui dedicò il volume 'La colomba pugnalata'. "La storia di questo libro inizia quando avevo 15 anni - raccontava Citati in un'intervista all'ANSA - allora un mio amico, una specie di erede di Swann, mi fece leggere la 'Recherche'". E per questo il meno giornalista dei critici letterari non smise mai di scrivere per i giornali, mezzo secolo di giornalismo da collezionare sulle pagine culturali prima di riviste come Paragone, poi di quotidiani come Il Giorno, Il Corriere della Sera e Repubblica dove ha coltivato una sua personalissima storia della letteratura mondiale. Nato a Firenze il 9 febbraio 1930, vive a Torino e poi in Liguria, per laurearsi alla Normale di Pisa in Lettere moderne. La sua carriera di "intellettuale rigoroso e mai banale", come oggi lo saluta il ministro della Cultura Dario Franceschini, inizia a passo di carica, come critico militante, dalla penna affilata quando si trattava di stroncare e dal cuore immenso quando si trattava di sostenere autori come Carlo Emilio Gadda, mezzo secolo più di lui, ma stretto in un legame di amicizia testimoniato dalle lettere a tratti esilaranti pubblicate da Adelphi con il titolo 'Un gomitolo di concause'. Nel 1984 ha vinto il premio Strega con la biografia Tolstoj e prima anche il premio Viareggio nel 1970 con il suo 'Goethe' e numerosi riconoscimenti all'estero. Ha a lungo diretto la prestigiosa collana Scrittori greci e latini della Fondazione Lorenzo Valla. Fra le sue opere 'Immagini di Alessandro Manzoni: un saggio' (1973); 'Alessandro' (1974); 'Vita breve di Katherine Mansfield' (1980); 'Tolstoj' (1983); 'Kafka' (1987); 'Ritratti di donne' (1992); 'La colomba pugnalata: Proust e la Recherche' (1995); 'La luce della notte. I grandi miti nella storia del mondo' (1996); 'La collina di Brusuglio: ritratto di Manzoni' (1997); 'L'armonia del mondo: miti d'oggi' (1998); 'La mente colorata: Ulisse e l'Odissea' (2002); 'Israele e l'Islam: le scintille di Dio' (2003); 'Pagine stravaganti di Pietro Citati' (2005); 'La morte della farfalla: Zelda e Francis Scott Fitzgerald' (2006); 'La malattia dell'infinito' (2008); 'Leopardi' (2010); 'Il Don Chisciotte' (2013); 'I Vangeli' (2014). Nel 2006 è uscito un Meridiano Mondadori composto di suoi scritti, 'La civiltà letteraria europea', a cura di Paolo Lagazzi, progettato dall'autore stesso ritagliando saggi di varia dimensione e scegliendo libri interi all'interno della sua vastissima produzione. Le sue opere ora sono nel catalogo Adelphi.

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