Ponte Genova: controllore non aveva mai visto il Morandi

Emerge dalle intercettazioni

(ANSA) - GENOVA, 16 APR - L'uomo che aveva il compito di classificare il rischio del ponte Morandi non lo aveva mai visto dal vivo. E oltre a non avere ispezionato di persona l'infrastruttura - che dal 2013 nei documenti di Aspi era indicata a rischio crollo per ritardate manutenzioni - quel funzionario a Genova non era mai stato. E' quanto emerge dalle intercettazioni. "Io non ci ero mai andato a Genova a vedere questo ponte mi han detto: 'Fai l'analisi dei rischi catastrofali'. E io: ok". È il 28 marzo del 2019 e Roberto Salvi, membro operativo del risk management di Autostrade, ne parla al telefono con il padre. È sotto pressione, ha appena ricevuto la visita della Guardia di Finanza, che vuole capire con che criteri sia stato redatto il Catalogo dei rischi aziendali di Atlantia. La spiegazione Salvi la dà in diretta al genitore, nel corso di un lungo sfogo: "Mi sono posto il problema e sono andato da quello che si occupa dei ponti. Gli ho chiesto: dov' è che potrebbe avvenire una catastrofe? Lui mi ha aperto il computer e mi ha fatto vedere: 'Ecco, qui'. Finito. È così che è nata". "Ecco qui" è riferito al Morandi. Il catalogo dei rischi è ritenuto dalla Procura di Genova un documento cruciale perché il rischio, invece di aumentare nel tempo, diminuisce, senza che venga effettuato alcun intervento. Nel 2015 dalla dicitura scompare la causa, il riferimento alle "ritardate manutenzioni". Poi nel 2016 salta via anche il "rischio crollo", sostituito con una più rassicurante "perdita di funzionalità statica del viadotto Polcevera". C'è un ultimo dettaglio, che chiude il cerchio. Il rischio crollo ogni anno, era stato valutato "basso". In teoria la risposta veniva dai dati forniti da sensori montati sul Morandi. Apparecchi che, come hanno scoperto poi i finanzieri, non esistevano. Erano stati tranciati durante un cantiere da operai di Pavimental, società controllata da Autostrade. E nessuno, da quel momento in poi, li aveva più riattivati. "Io ero convinto che ci fossero e che fornissero informazioni alla Direzione di Tronco - giura Salvi al padre -. Il sensore è come se tu la notte tremi e hai la mano appoggiata a me, io lo sento che tremi. Invece il maresciallo mi ha detto che non c'erano sensori. E mi ha chiesto se questo oggi cambierebbe la mia valutazione. E certo che la cambierebbe!".

RETTIFICA - ROMA, 22 APR - In relazione alla notizia più in alto riportata, gli avvocati Fabrizio Marino e Salvatore Proietti, nell'interesse di Roberto Salvi, hanno diffuso una nota di rettifica nella quale è scritto: "La conversazione, da cui sono estratti frammenti, avviene in via strettamente confidenziale familiare e privata tra il Dott. Roberto Salvi ed il padre anziano, tesa a rassicurare semplicisticamente il genitore di non essere incorso in alcuna responsabilità. Il Dott. Roberto Salvi non è indagato, in quanto dai lunghi interrogatori ai quali è stato sottoposto, richiesto dagli inquirenti (G.d.F.), e resi con spirito collaborativo per l’accertamento della verità, non è emersa alcuna responsabilità a suo carico, e tutto ciò che ha riferito è fondato su prove certe e documentate.Il Dott. Roberto Salvi, è Laureato in Economia e Commercio col massimo dei voti, ed ha conseguito il Titolo di Dottore Commercialista e Revisore dei conti, ed è uno stimato esperto in Risk Management aziendale, qualifica ottenuta grazie ai Corsi di specializzazione post-universitaria certificati dall’ente “The Institute of Internal Auditors” (IIA) – Florida (USA)” e precisamente, nel 2007 “Certified in Control Self-Assessment (CCSA)” e nel 2009 “Certified in Risk Management Assurance (CRMA)”. Pertanto, il Dott. Roberto Salvi non è un tecnico, come erroneamente qualificato nell’articolo, né un ingegnere, ma un economista esperto di Risk Management. Non era, quindi, un "controllore", nè era tenuto ad ispezionare di persona le infrastrutture".

 

  

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