Telescopio Webb,si accendono gli strumenti e iniziano i test

Tavani (Inaf), dieci gruppi italiani si preparano a usarlo

Enrica Battifoglia

"Benvenuto a casa!": così l'amministratore capo della Nasa ha salutato l'arrivo del telescopio spaziale James Webb nella sua orbita definitiva, a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. E' da lì che il più grande e più potente dei telescopi spaziali allungherà lo sguardo fino a catturare le immagini delle prime galassie nate dopo il Big Bang e quelle di pianeti lontanissimi. Nato dalla collaborazione fra Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia spaziale canadese (Csa), il telescopio spaziale da dieci miliardi di dollari è in ottime condizioni, dopo il viaggio di 29 giorni che lo ha portato a destinazione nel punto di Lagrange 2 (L2), dove l'influenza di Terra, Luna e Sole si equilibrano e potrà lavorare indisturbato.

Ancora alcune verifiche e poi sarà tutto pronto per iniziare la fase di calibrazione degli strumenti, la cui durata prevista è di circa due mesi. Nel frattempo sono numerosi i gruppi di ricerca di tutto il modo che si preparano a utilizzare questo telescopio dalle prestazioni uniche: "si sono aggiudicati questa possibilità dopo una competizione durissima e dieci di essi sono italiani", ha detto all'ANSA il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Marco Tavani.

"Le notizie sui primi controlli sono positive", ha detto ancora il presidente dell'Inaf, ed è stato completato il dispiegamento della vela che protegge il telescopio dalla radiazione solare, permettendo di tenere molto bassa la temperatura alla quale funzionano gli strumenti. Anche "i petali esagonali che compongono gli specchi ora perfettamente disposti. Le ultime verifiche sono in corso e si cominciano ad accendere gli strumenti per cominciare la fase di test e calibrazione".

Mantenere il telescopio a temperature molto basse è importante per garantire il funzionamento corretto degli strumenti che osservano l'universo nell'infrarosso. Il nuovo telescopio spaziale, destinato a raccogliere l'eredità del telescopio Hubble, indossa infatti 'occhiali' diversi: "non è possibile osservare le prime galassie con uno strumento ottico tradizionale, come ha fatto il telescopio Hubble, ma si deve spostare la banda di sensibilità verso lunghezze d'onda più grandi.
Solo così - ha osservato Tavani - è possibile fare la mappa e ricerca delle galassie primordiali in modo più efficiente". Grazie all'infrarosso, in pratica, si ottiene una sorta di radiografia capace di penetrare all'interno delle nubi di gas e polveri che avvolgono le galassie per osservare le stelle più giovani e quelle nascenti. "L'infrarosso - ha detto ancora Tavani - permette anche di studiare i pianeti esterni al Sistema Solare e di osservarne l'atmosfera in cerca delle caratteristiche che hanno a che fare con elementi chimici che potrebbero avere origini biologiche".

L'universo bambino con le sue prime galassie, la Via Lattea, la formazione delle stelle e i pianeti sono gli obiettivi sui quali saranno puntati gli strumenti del nuovo telescopio. Ci vorrà ancora un po' di pazienza, però, per ricevere le sue prime immagini e, una volta completata  la fase di calibrazione degli strumenti e di test, "fra qualche mese potremo avere la prima immagine, ma - ha concluso il presidente dell'Inaf - è prematuro dire quando".

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