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Responsabilità editoriale di ADVISOR, testata edita da Open Financial Communication

Quale impatto ha la guerra sulla corsa al net zero?

Quanto ha inciso la crisi Ucraina nel raggiungimento dei target del net zero? Per gli esperti di AXA IM l’invasione della Russia in Ucraina ha provocato un grande scombussolamento sui mercati energetici e ha accelerato l’ambizione dell’UE a ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili di provenienza russa.

 

In particolare la Commissione europea ha pubblicato REPowerEU – un piano d’azione europeo congiunto per un’energia più accessibile, sicura e sostenibile, in risposta all’azione mossa dalla Russia. Lo scorso marzo è stato infatti pubblicato un documento strategico, seguito da un documento attuativo completo nel mese di maggio. I due documenti evidenziano l’ipotesi di poter affrancare l’Europa dalla dipendenza dal gas russo “ben prima della fine del decennio”. La strategia indicata si basa su un approccio coordinato, che prevede la diversificazione delle forniture di gas, una maggiore efficienza energetica (riducendo la domanda), un incremento della generazione da fonti rinnovabili e lo sviluppo infrastrutturale per evitare strozzature.

 

In realtà non è la prima mossa in tale direzione dell’Europa. Già con il piano d’azione Fit for 55, l’Europa aveva già previsto di ridurre i consumi di gas di 100 bcm entro la fine del decennio. Ma REPowerEU propone una combinazione tra diversificazione degli approvvigionamenti di gas e misure atte a ridurre la domanda di gas naturale, in modo da accelerare la flessione. Ma riuscirà in tale impresa l’ecologica Europa?

 

Per David Page e Olivier Eugene rispettivamente head of macro research core investment e ESG research core investment nonché head of climate research di AXA IM “Sulla base di alcune stime semplificate, si può prevedere che, a livello di domanda di gas, l’UE possa svincolarsi dalla dipendenza dalla Russia all’incirca entro il 2025 e che, pertanto quest'anno e il prossimo saranno quelli in cui l'Unione europea sarà più vulnerabile. Prima di tale termine, senza le forniture russe l’UE potrebbe andare incontro a una carenza di gas. In base ai nostri calcoli, si tratterebbe di circa 55 bcm quest’anno, 35 bcm nel 2023 e 15 bcm nel 2024. Nella fase attuale, nulla potrebbe far desistere l’UE dal continuare a ridurre la quota residua di gas importato dalla Russia, e in questo caso l’impatto sulle emissioni sarebbe relativamente limitato. Tuttavia, se questi flussi di gas dovessero arrestarsi, a causa di divergenze sulla valuta di pagamento, embarghi o blocchi delle forniture, l’UE dovrebbe compensare questa differenza”.

 

In che modo? Una soluzione potrebbe essere quella di far ricorso al gas liquido USA e una relativa diversificazione degli approvvigionamenti che dia vita a una riorganizzazione dell’offerta globale di gas. Tuttavia, per gli esperti tale target non è di certo raggiungibile nel breve periodo, quindi è prevedibile una fase di aggiustamento, che potrebbe benissimo durare anche tre-cinque anni. “In questa fase di adattamento, molte economie, e non solo quella europea, potrebbero subire una riduzione dell’offerta di gas e un aumento del costo dell’energia. A sua volta, ciò potrebbe spingerle ulteriormente a ricorrere a sistemi di generazione dell’energia prontamente disponibili, anche se più inquinanti, nonostante i piani già operativi per accelerare gli investimenti in energia pulita” evidenziano gli esperti di AXA IM.

 

I principali risultati dello studio dicono che, se possiamo aspettarci più emissioni nei prossimi anni a fronte dell’adeguamento del mix energetico dell’UE, nella seconda parte del decennio dovremmo assistere a un drastico calo, in funzione dell’accelerazione degli investimenti nelle rinnovabili.

 

Anche l'idrogeno rinnovabile (verde) è presentato come un veicolo che potrebbe consentire di sostituire in parte il gas russo. Sebbene sia pensabile bruciare idrogeno puro in sostituzione del gas naturale per alcune applicazioni industriali, potrebbe non essere una soluzione praticabile a breve termine, in quanto richiederebbe la sostituzione o l'adattamento degli impianti.

 

Il Green Deal europeo è un passo nella giusta direzione, ma occorre fare di più per armonizzare prassi e regolamenti. L'invasione russa dell'Ucraina può essere di stimolo a un migliore coordinamento degli interventi, e l'ultimo aggiornamento del piano REPowerEU16 esprime con più decisione l'intenzione di cambiare le regole del gioco.

 

Mancano solo otto anni al 2030 ed è necessario accelerare il passo, specialmente per l'eolico. Se nei prossimi tre-quattro anni non si darà il via libera a molti progetti, potrebbe essere troppo tardi.

 

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