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Prodi, attenti alla de-globalizzazione, spinge l'inflazione

Buona parte dei rincari è dovuta al minore import dalla Cina

(ANSA) - ROMA, 05 OTT - Romano Prodi indica la frenata della globalizzazione tra le prime cause dell'aumento dell'inflazione nel mondo. "Buona parte dell'inflazione che è scoppiata negli ultimi tempi è perché non arriva più roba a prezzi bassissimi dalla Cina, o arriva a prezzi un po' più alti o ne arriva meno", sottolinea l'economista nel primo forum in streaming "Voci sul futuro", realizzato da ANSA con l'Asvis in occasione del Festival dello sviluppo sostenibile.
    "C'è chi gioisce perché andiamo nella via di una maggiore autonomia, ma dobbiamo anche capire che ne paghiamo parte del prezzo", continua Prodi ricordando che la globalizzazione "ha contenuto tutti i costi di produzione, e ha portato anche all'effetto negativo di contenere indirettamente i salari, ma ci ha salvato dall'inflazione". "Adesso dobbiamo ri-garantirci dai rischi politici, ri-garantirci dai rischi economici, e stare attenti che non parta un processo inflazionistico incontrollato perché allora il danno sarebbe grande", è la sua indicazione.
    Per il futuro, però, Prodi non prevede la fine della globalizzazione, che porterebbe all'esplosione delle disuguaglianze in un mondo di serie A, uno di serie B e uno di serie C, ma a una sua riduzione. "Fra la pandemia, la scarsità dei materiali per la domanda variabile, i problemi politici - anche prima della guerra - si sta verificando una completa rottura degli equilibri precedenti. La globalizzazione non ha più la forma di prima, non scompare, ma diminuisce", è il ragionamento. "Non scompare - rimarca - perché quando pensiamo che un terzo delle esportazioni cinesi è fatto da multinazionali soprattutto americane, prima di rompere tutto, ci si pensa tre volte". (ANSA).
   

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