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La cattedrale nel deserto 'firmata' da italiani

Il Papa prega nella più grande chiesa cattolica del Golfo

(dell'inviata Manuela Tulli) (ANSA) - 'AWĀLĪ, 04 NOV - Da lontano si staglia nel panorama come una grande tenda piantata nel bel mezzo al deserto. È Nostra Signora d'Arabia, la più grande chiesa cattolica del Golfo. Sorge ad Awali, nel cuore della principale isola del Bahrein, a mezz'ora dalla capitale Manama. Qui ogni domenica si celebrano le messe per la piccola comunità cattolica, circa centomila anime in un Paese quasi totalmente musulmano.
    Il Papa entra con la sua sedia a rotelle, ammira i dipinti e la particolare architettura. Poi prega con i leader delle altre confessioni cristiane, tra i quali il suo amico fraterno Bartolomeo, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli. Occorre rafforzare l'unità tra i cristiani ma soprattutto dare "testimonianza" con la propria vita, ha sottolineato il Papa nell'incontro di questo pomeriggio. Il Pontefice invita i cristiani ad un vero e proprio esame di coscienza: "Chiediamoci, ora che stiamo pregando insieme per la pace: siamo davvero persone di pace?".
    Nella cattedrale oggi sono occupati tutti i 2.300 posti. Si prega e si canta perché qui in Bahrein la 'cattedrale nel deserto' è una chiesa vera e propria, in cemento e vetro, ferro e legno, e non un modo di dire. Sembra che fu don Luigi Sturzo, fondatore del movimento popolare, ad usare per primo questa espressione per indicare alcuni investimenti, mal riusciti, della storica Cassa del Mezzogiorno.
    E per una coincidenza della storia, a 'firmare' questa cattedrale è un altro italiano, l'architetto Mattia Del Prete, amico nella vita e nella fede di Kiko Arguello, il fondatore del movimento neocatecumenale. A regalare il terreno, 9mila metri quadri di proprietà, è stato lo stesso re del Bahrein Ḥamad bin Isa Al Khalifa. Una decisione abbastanza sorprendente per la penisola arabica dove i cattolici sono una esigua minoranza e per la stragrande maggioranza immigrati, arrivati nell'Isola del Golfo per lavorare, soprattutto da Filippine e India. "Non potete immaginare che cosa significhi per questo piccolo gregge avere il Papa qui" sottolinea monsignor Paul Hinder, vicario apostolico per l'Arabia del Nord. Lontani dai loro Paesi, e spesso anche dalle loro famiglie, in questi giorni vivono un momento di storia con il Papa in visita proprio da loro.
    La posa della prima pietra della cattedrale ci fu nel 2014, poi l'inaugurazione nel 2021. È la seconda cattedrale cattolica in Bahrein, dopo quella del Sacro Cuore che si trova a Manama, diventata negli anni troppo piccola per ospitare i fedeli cattolici. "Si celebrano anche dieci-dodici messe per consentire a tutti di partecipare", dice mons. Hinder. La più grande cattedrale di Alawi, quando entrerà a pieno regime ("oggi c'è solo un sacerdote") consentirà ai cattolici di partecipare alle celebrazioni con più facilità. "Che sia nel deserto non è una scomodità, è ben collegata, per chi viene dall'Arabia Saudita c'è un ponte, e c'è anche un bel parcheggio", dice il vescovo tra il tono scherzoso e il senso pratico.
    La costruzione ottagonale, che ricorda appunto le tende delle oasi del deserto, è circondata da sabbia e rocce bianche. Lungo la strada verso la cattedrale spuntano qua e là i pozzi e le infrastrutture dell'industria del petrolio, quella che ha reso questo Paese uno dei più ricchi al mondo anche se la distribuzione del benessere e tutt'altro che equa, come d'altronde accade in molte parti del mondo. (ANSA).
   

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