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Protesta agricoltori, a Senigallia un corteo di 40 trattori

Protesta agricoltori, a Senigallia un corteo di 40 trattori

Iniziativa agricoltori tra le vie della città nell'Anconetano

SENIGALLIA, 20 febbraio 2024, 16:08

Redazione ANSA

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- RIPRODUZIONE RISERVATA

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La protesta dei trattori arriva anche a Senigallia (Ancona). Oltre 40 i mezzi agricoli e quasi un centinaio gli imprenditori e gli addetti del settore che hanno partecipato al lento corteo per le vie della città stamattina. Tutti insieme, senza bandiere di appartenenza a sindacati o partiti: solo il tricolore a sventolare per ribadire la centralità delle politiche agricole sia per il futuro delle imprese, sia per l'indotto nazionale legato al cibo e ai prodotti agricoli di qualità. Al centro delle proteste le normative europee, quella politica agricola comune (Pac) additata dagli agricoltori marchigiani come "totalmente sbagliata, ideologicamente ecologista e troppo rigida" verso le imprese agricole.
    "Sembrano regole scritte per far spegnere le imprese agricole", ha detto Elisa Fulgenzi, imprenditrice di Chiaravalle (Ancona) e portavoce degli agricoltori marchigiani scesi in strada a protestare. Tra i nodi ci sono la previsione annua del 4% di terreni da preservare dalla coltivazione, l'ammontare dei contributi di cui non si conosce l'entità, la tempistica dei vincoli che non consente la programmazione delle coltivazioni con l'anticipo necessario per il mondo agricolo. E poi il rincaro di carburanti e materie prime che hanno pesato anche su questo settore, fino alle agevolazioni con ipotesi di scadenza al 2026. Non mancano i problemi poi legati al margine sempre più ridotto delle imprese, costrette a fare i conti con prodotti di importazione. "Oggi troviamo prodotti a noi concorrenti, di un prezzo molto inferiore e con una qualità inferiore - ha ricordato Fulgenzi - Purtroppo le leggi di mercato virano solo sulla convenienza, senza dare il giusto risalto alla qualità. E' un problema di concorrenza poco leale, perché ci sono paesi che producono a costi bassissimi, ma anche di sicurezza alimentare perché l'Italia è ottimamente regolamentata mentre altrove no.
    Non abbiamo certezza di avere qualcosa di pulito e sano nel piatto".
   

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