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La Sfattoria, niente di fatto al Tar, animali in pericolo

Samaritani, è tempo di una legge che riconosca i santuari

(ANSA) - ROMA, 05 OTT - Sul destino degli animali de La Sfattoria degli Ultimi 'pende' ancora il giudizio del Tar del Lazio. Gli animali quindi, 160 suidi circa tra maiali salvati dagli allevamenti e cinghiali tolti dalle strade delle città e ospitati nella struttura alle porte di Roma, sono ancora a rischio abbattimento pur essendo - spiegano dall'associazione - "assolutamente sani", quindi non un rischio per la peste suina.
    "Ieri a fine mattinata si attendeva la sentenza del Tar, per mettere la parola fine alla vicenda giudiziaria della Sfattoria degli Ultimi, invece gli animali sono ancora in pericolo. - spiega una nota - L'avvocato Angelita Caruocciolo, uscendo dal dibattimento a Tar, ha comunicato che entro le 24- 48 ore il giudice potrà confermare o meno la sospensiva di abbattimento immediato, ma è possibile che superato questo limite il giudice non provvederà sulla misura cautelare, ma deciderà di entrare direttamente nel merito ed emettere una sentenza in forma semplificata. Come ha dichiarato espressamente in udienza, in virtù dei presupposti presenti e previsti dal codice del processo amministrativo. In quel caso avremo una soluzione alla vicenda in via definitiva. Che la Sfattoria valuterà ai fini dell'eventuale ricorso laddove non verrà disposto l'annullamento del decreto di abbattimento".
    Emanuele Zacchini de La Sfattoria commenta:"Non ci fermeremo, non possiamo. Dobbiamo difendere la vita di questi nostri animali e chiedere giustizia e dignità per questa specie.
    Nonostante lo sfinimento processuale, che da mesi ci tiene in uno stato di angoscia, è nostra volontà e dovere morale continuare a lottare finché gli animali saranno salvi".
    Paola Samaritani, la responsabile de La Sfattoria, è dello stesso avviso e ricorda che "e' tempo di una legge che riconosca i santuari e che permetta a realtà come la nostra di agire per trasformare il problema dei cinghiali inurbati, in una soluzione rispettosa della vita, perché sono possibili, lo abbiamo dimostrato con le nostre azioni. Non si può accettare la barbarie come modalità di gestione. Questi animali sono empatici, senzienti. Riconoscere questo è riconoscere la civiltà." (ANSA).
   

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