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Addio a Bice, fuggì da una casa di riposo per tornare in Riviera

Addio a Bice, fuggì da una casa di riposo per tornare in Riviera

L'avvocato: 'Voleva promuovere il telefono argento per anziani'

BOLOGNA, 25 febbraio 2024, 18:47

Redazione ANSA

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Bice Gullotta - RIPRODUZIONE RISERVATA

 Un anno fa la sua fuga dalla casa di riposo per andare a vedere i luoghi della Riviera romagnola dove era stata in vacanza da bambina aveva commosso tanti. E per lei era scattata una gara di solidarietà che l'aveva portata finalmente ad avere un appartamento per vivere in autonomia.
    Protagonista dell'avventura Beatrice 'Bice' Gullotta, 81 anni, che era ospite di una struttura a Faenza, in provincia di Ravenna, e finì a Bellaria Igea Marina, in quella di Rimini, approfittando di una distrazione degli operatori della rsa.


    "Voglio vivere e morire dove mi pare", diceva. E così è stato visto che è morta venerdì per un infarto a Roma, dove nel frattempo si era trasferita.
    "Conservo con affetto - dice l'avvocato Giuliano Lelli Mami - il ricordo dell'ultima volta in cui l'ho vista quando, dopo avermi abbracciato, mi ha detto commossa: 'Sono felice: tu sei mio figlio. Ti voglio bene'". L'avvocato l'ha seguita nel corso di questi mesi. Dopo l'allontanamento "si è acceso un interesse mediatico - ricostruisce il legale - e avevamo lanciato un appello per vedere se c'era la disponibilità di affittare un appartamentino. Si è fatta avanti la Comunità di Sant'Egidio di Roma, che ha offerto alla signora prima un un periodo di prova e poi era stato sottoscritto un comodato. Quando aveva visto la casa era entusiasta, soprattutto se la paragonava al posto dov'era prima, dove non si trovava bene".


    Bice in passato aveva lavorato come direttrice delle Poste ed era stata sindacalista, prima di finire nella Rsa. Ad aprile del 2023 però ha deciso che non poteva più vivere nella struttura alla quale l'avevano affidata i parenti, con cui aveva rotto i rapporti. Non sopportava più quella vita e una mattina se l'era svignata, prendendo con sé l'agendina con indirizzi e numeri salvavita e un bastone, per aiutarsi a camminare. Era arrivata a Bellaria, all'Hotel Flora, dove era stata da piccola, e poi alla parrocchia di don Marco Foschi, che l'aveva accolta e rifocillata, ascoltando il suo sfogo, sulla casa di riposo e su tutto quello che non le piaceva: "Solo minestrine, mele cotte e gente che grida di notte invocando la madre".


    La storia era stata raccontata dal Corriere di Romagna e rilanciata da diversi media, era partito così l'appello per trovarle una nuova sistemazione. In parallelo, l'avvocato ha portato avanti una procedura davanti al tribunale civile di Ravenna per sostituire il precedente amministratore di sostegno.
    "Un'eredità della signora Bice era quella di portare avanti il cosiddetto progetto del telefono argento", cioè un servizio di aiuto e compagnia agli anziani", continua l'avvocato. Non pensava solo a lei, Bice: voleva aiutare altri pensionati in difficoltà.


    La figlia Ornella Panciera, ha però voluto precisare in una nota che la madre "ha vissuto la sua vita in solitudine per suo legittimo desiderio, al momento era seguita scrupolosamente dal suo nuovo amministratore di sostegno e dalla Comunità che l'aveva accolta a Roma, era attualmente domiciliata presso l'Rsa 'Clinica Villa Mendicini' di Roma dove è spirata per un attacco di cuore. Non era in alcun modo prevista la richiesta di revoca dell'amministratore di sostegno né mai era stata avviata", ha detto, sostenendo che quanto detto dal legale "non rispecchia la realtà" e che da quando è uscita la prima notizia sul caso "mia madre è stata sfruttata a beneficio di tutt'altro". 
   

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