Marte, più probabile trovare tracce di microrganismi

I batteri 'Conan' potrebbero sopravvivere 300 milioni di anni

Redazione ANSA

Potrebbe essere più probabile del previsto trovare tracce di microrganismi nel sottosuolo di Marte: a suggerirlo è lo studio condotto dalla Northwestern University e pubblicato sulla rivista Astrobiology, che dimostra la possibilità per alcuni batteri, soprannominati 'Conan', di poter sopravvivere ibernati anche per quasi 300 milioni di anni nelle difficilissime condizioni marziane.

 

Coltura di batteri Deinococcus radiodurans (fonte: Michael J. Daly/USU)

 Si prevede che i primi campioni del suolo marziano possano arrivare sulla Terra fra circa dieci anni e solo allora i ricercatori potranno mettersi al lavoro per analizzarne in dettaglio la composizione e ricercare eventuali tracce di vita presenti o passate. Oggi Marte è un arido pianeta, freddissimo e continuamente bombardato da pericolose radiazioni che rendono estremamente improbabile la presenza di esseri viventi anche nel sottosuolo. Ma studiando sulla Terra alcune tipologie di batteri molto resistenti ad analoghe condizioni estreme non è così scontato che i campioni che saranno prelevati da rover, come Rosalind Franklin dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), non ci sia la possibilità di portare a Terra anche organismi in stato ibernato ma pronti a riattivarsi con le condizioni favorevoli. A lasciar intravedere questa possibilità sono i recenti esperimenti fatti dai ricercatori americani su un batterio molto resistente, il Deinococcus radiodurans, che proprio per le sue caratteristiche è stato soprannominato scherzosamente da molti 'Conan il Batterio'.

Gli esperimenti dimostrano che Deinococcus radiodurans esposto semplicemente sulla superficie marziana verrebbe ucciso in pochi minuti dalle difficili condizioni, in particolare dalle radiazioni, ma protetto dal terreno a 10 metri di profondità potrebbe sopravvivere fino a 280 milioni di anni. Comunque poco, considerando che le attuali stime indicano che le condizioni favorevoli alla vita su Marte risalgono a diversi miliardi di anni fa, ma abbastanza per poter lascare un barlume di speranza e spingere ancor di più i ricercatori a usare tutte le cautele del caso per evitare contaminazioni accidentali.

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