Le voci di due buchi neri duettano in un remix della Nasa ASCOLTA

Tradotti in suoni i dati raccolti da telescopi spaziali e a Terra

Redazione ANSA

Pochi giorni prima della foto del buco nero della Via Lattea che ha fatto il giro del mondo, un remix della Nasa ha fatto duettare le voci di altri due buchi neri: quello al centro dell’ammasso di galassie di Perseo e quello della galassia Messier 87. I ricercatori, infatti, sono riusciti a tradurre in suoni i dati raccolti sia da telescopi spaziali sia da quelli basati a Terra, relativi alle onde di pressione emesse e alla radiazione luminosa, portandoli anche a frequenze udibili dall’uomo.



Il buco nero presente nell’ammasso di Perseo è stato associato alle onde sonore fin dal 2003, quando i ricercatori scoprirono che le onde di pressione emesse causavano increspature nel gas caldo delle galassie, che a loro volta producevano suoni a frequenze impossibili da percepire per l’orecchio umano. Ora la Nasa rende per la prima volta ascoltabili quei dati, catturati dal suo telescopio orbitante Chandra: le onde sonore sono state estratte in direzione radiale (dal centro verso l’esterno), consentendo di ascoltare le ‘note’ emesse nelle varie direzioni, e la loro frequenza originale è stata innalzata centinaia di milioni di miliardi di volte per renderle udibili.

Per il buco nero della Galassia Messier 87, invece, sono stati ‘remixati’ i dati raccolti da Chandra nei raggi X, dal telescopio spaziale Hubble della Nasa nella luce ottica e dal telescopio Alma (in Cile) dell'Osservatorio europeo meridionale (Eso) nelle onde radio (le tre frequenze nel video compaiono in ordine dal basso verso l’alto). Ad ogni lunghezza d’onda sono stati assegnati toni diversi, dai più bassi ai più alti, in modo da creare uno sorta di sinfonia: la prima parte più intensa corrisponde al punto in cui è stato individuato il buco nero (la parte più luminosa sulla sinistra dell’immagine), mentre la musica si affievolisce man mano che ci si allontana seguendo il getto di materia che cade inghiottito.

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