Sardegna punta a diventare isola green e bio entro il 2030

Nasce comitato a Ollolai (Nuoro), filiere 100% certificate

Redazione ANSA OLLOLAI
(ANSA) - OLLOLAI, 17 MAG - Trasformare la Sardegna entro il 2030 nella prima isola totalmente naturale e biologica. Il comitato promotore si è recentemente costituito a Ollolai (Nuoro), nel cuore della Barbagia. L'associazione La Base attraverso Efisio Arbau ha dato gambe al progetto, coinvolgendo associazioni di categoria, ambientaliste e culturali, cooperative, professionisti, politici e singoli cittadini in questo grande e ambizioso progetto.

Si punta così ad avere intere filiere, non soltanto di alimenti per gli esseri umani ma anche per gli animali, avendo cosi filiere 100% certificate non solo naturali e/o bio ma anche 100% sarde. Sarà un incentivo al ritorno alla produzione anche delle materie prime rispondendo con un progetto concreto e calato sulle vocazioni tradizionali, ai grandi limiti che sta evidenziando in questi mesi la guerra in Ucraina sul fronte dell'approvvigionamento alimentare. Allo stesso tempo si riscoprirebbe la consapevolezza del cibo sano, genuino e garantito ed al rispetto dell'ambiente.

La Sardegna, infatti, è la prima regione nel Mediterraneo in cui si pratica l'allevamento degli ovini al pascolo. Inoltre l'Isola - secondo i dati Coldiretti - è al settimo posto nella classifica delle Regioni italiane bio con circa 120mila ettari (le aziende agricole sono circa 2mila) ed è sopra la media europea sull'incidenza della superficie biologica sulla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) con circa il 10% rispetto ad una media UE di cerca l'8%. Da circa un anno inoltre è stato riconosciuto dalla regione il distretto regionale del Biologico (Distretto Sardegna Bio).

"La Sardegna deve essere l'avamposto mondiale in cui si pratica la vita umana compatibile con la resilienza del pianeta - ha spiegato il promotore dell'iniziativa Efisio Arbau - Occorre un metodo di lavoro per le popolazioni che ci vivono, per riprendersi quella naturalità che garantirebbe lo sfruttamento di tutto il territorio regionale, produzioni di qualità e quantità adeguate alla popolazione residente e quella dei turisti che amano la nostra terra". (ANSA).

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